domenica 22 aprile 2012

Per Precauzione...Piante Velenose!!

Molte di esse sono però anche tossiche, se non mortali, per cui a pieno titolo si può parlare di piante velenose, la cui manipolazione è riservata soltanto agli esperti. Ovviamente, non tutte le piante tossiche possiedono anche capacità curative, per cui occorre prestare attenzione a specie, a volte eleganti, ma mortali come il ricino, variegate in modo sublime ma col lattice molto irritante (Euforbiacee), alle bacche mortali del vischio "amato una volta all'anno" o ancora molto simili a piante di sicure capacità officinali (per i non esperti è facile confondere il Veratro con la Genziana): questi sono soltanto alcuni esempi di un lunghissimo elenco di piante potenzialmente pericolose, di cui è consigliabile conoscere qualche caratteristica in più..
ELENCO:
Aconito Screziato
Aconito Giallo
Adonide
Cicuta Aglina
Belladonna
Brionia
Colchico
Cicuta Maggiore
Mughetto
Dafne Odorosa
Digitale Grande Gialla
Elleboro Fetido
Maggiociondolo
Dulcamara
Botton d'Oro
Veratro
ATTENZIONE!!

Riciclo dei rifiuti

Per riciclaggio dei rifiuti si intende l'insieme di strategie volte a recuperare materiali dai rifiuti per riutilizzarli invece di smaltirli.
Possono essere riciclate materie prime, semilavorati, o materie di scarto derivanti da processi di lavorazione, da comunità di ogni genere (città, organizzazioni, villaggi turistici, ecc), o da altri enti che producono materie di scarto che andrebbero altrimenti sprecate o gettate come rifiuti.
Il riciclaggio previene lo spreco di materiali potenzialmente utili, riduce il consumo di materie prime, e riduce l'utilizzo di energia, e conseguentemente l'emissione di gas serra.
Il riciclaggio è un concetto chiave nel moderno trattamento degli scarti ed è un componente insostituibile nella gerarchia di gestione dei rifiuti.
 

Trucco Emma Watson

 

Emma Watson è ormai capace di catturare la scena su qualsiasi red carpet, compreso quello di Harry Potter e i doni della Morte, il primo dei due capitoli che chiudono la celebre saga.

In quest’occasione, Emma ha debuttato ufficialmente con il suo cortissimo taglio di capelli. Per la prima volta in 10 anni, infatti, (l’ormai ex) Ermione si è felicemente separata dalla lunga chioma bionda, conservata intatta solo per esigenze di copione, dimostrando di voler rompere definitivamente con il suo passato cinematografico.

Il suo nuovo pixie, in questo caso, è stato enfatizzato da un make up semplice e chic tutto da copiare. Il segreto? La semplicissima riga di eyeliner, che incornicia interamente l’occhio, in tandem con una sfumatura leggera di ombretto antracite. A completare lo sguardo, un mascara che separa accuratamente le ciglia, mentre le labbra optano per un efficacissimo nude look, idratate al top con un balsamo multiuso. Il tocco finale? Quello per lo styling dei capelli, fissati da un gel di ultima generazione.
 I plus vincenti del Fondotinta Stick di Shiseido? Gli oli volatili che lo compongono, capaci di garantire coprenza e idratazione, senza l’antiestetico “effetto maschera” (40 euro).
 essence ha creato una terra abbronzante compatta perfetta per chi ama il finish mat e dona al viso una delicato look ambrato (3,49 euro).
 Si chiama Silver Charm la palette della collezione A/I di Deborah, caratterizzata da una coppia di sfumature di grigio: una più mat e l’altra più satinata, da dosare a piacimento (12 euro).
 Liner Design di Lancôme, nella nuance Noire Sensuel delinea gli occhi con un tratto sottile, aggiungendo profondità allo sguardo (21 euro).
 Lush Gasm Mascara by Too Faced è arricchito di vitamine, che rinforzano e infoltiscono le ciglia. La sua texture cremosa dona allo sguardo una profondità mai vista (20 euro).
 Eight Hour Cream di Elizabeth Arden, balsamo multiuso più celebre al mondo, si fa in 3, per una limited edition che festeggia i 100 anni del marchio. Usalo per idratare le labbra e definire le sopracciglia. Creerai 2 punti luce che illumineranno subito il viso (40 euro).
  Ispirata al dessert giapponese (di cui porta il nome),Yokan Craft è la nuova pasta texturizzante e fondente di Shu Uemura, che dà corpo e lucentezza ai capelli con il suo mix di alghe, te verde, riso e miele (39 euro).

Giorno della Terra 2012

foto Dal Web
11:52 - Un miliardo di persone sparse in 175 Paesi nel mondo celebreranno oggi la 42esima edizione dell’ Earth Day, la giornata della Terra. L’iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sui temi dell’ecologia e della sostenibilità ambientale al grido di “Mobilitiamo il Pianeta”.
L'Earth Day nacque nel 1970 quando 20 milioni di cittadini americani risposero a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson partecipando a una storica manifestazione.
Oggi, a tutte le latitudini, dall’Islanda al Pakistan, si susseguiranno gli eventi volti a incentivare lo sviluppo sostenibile a favore di una Terra che sembra essere sempre più malata e vittima di catastrofi naturali di ogni genere.
Anche in Italia si svolgeranno diverse manifestazioni. Al Palapartenope di Napoli andrà in scena un concerto a impatto zero, trasmesso in diretta sul web a partire dalle 21.00, presentato da Serena Dandini che vedrà tra gli ospiti anche la cantante Angunn, ambasciatrice del FAO, insieme agli artisti di Rezophonic, un progetto musicale nato diversi anni fa con lo scopo di realizzare dischi e concerti per devolvere i ricavati all’Amref. Il nostro Paese ha molto da festeggiare: secondo la Coldiretti negli ultimi venti anni le superfici boschive della Penisola sono aumentate del 20%

sabato 21 aprile 2012

Idrosfera

L'idrosfera, rappresenta tutte le acque presenti nel sottosuolo e nella superficie di un pianeta.
L'acqua che la compone può trovarsi in varie parti del corpo azzurro e celeste:
  • nella litosfera, sulla superficie della Terra e all'interno di rocce;
  • nella biosfera, componendo parte di creature della flora e della fauna;
  • nell'atmosfera, come nubi e vapore acqueo;
  • coprendo parte della crosta terrestre, in forma di oceani, calotte polari, ecc.
    Il termine "idrosfera" deriva dal greco antico "hydros" e "sphera", ovvero "sfera d'acqua".
    Con il termine di "risorgive" si definiscono le venute a giorno di acque sotterranee legate alla variazione della permeabilità dei sedimenti. Ciò significa che le acque della falda, che circolano - più o meno liberamente - all'interno dei sedimenti a granulometria grossolana (ad esempio ghiaie), affiorano nel momento in cui vengono ad incontrare livelli più fini e quindi meno permeabili, cioè quando l'incremento di livello determinato dalla riduzione di permeabilità fa sì che la tavola d'acqua intersechi la superficie.
    Associato al termine risorgiva si ritrova, quello di fontanile. I due termini però, non sono affatto sinonimi: mentre la risorgiva è un fenomeno naturale, il fontanile rappresenta, in alcuni territori, il prodotto dell'intervento umano che ha modificato una risorgiva o ne ha "provocata" una con un intervento di scavo.
    Le risorgive sono presenti e diffuse, spesso con continuità, in più aree della Pianura Padana dove rappresentano uno degli elementi ambientali più tipici, e questa tipicità è legata sia agli aspetti naturali che alle caratteristiche modificazioni opera dell'intervento umano.

    L'idrosfera del pianeta Terra è basata sul ciclo delle acque, che passano continuamente dallo stato liquido, a quello gassoso e, in alcuni casi, allo stato solido. La gran parte di queste acque è raccolta negli oceani, che ne permettono il continuo riciclo.
    Sul nostro pianeta si trovano 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua percentualmente così distribuita:
  • Acqua totale: oceani 97%, 3% acqua dolce
  • Acqua dolce: 79% calotte glaciali e ghiacci, 20% acque sotterranee, 1% acqua dolce in superficie facilmente accessibile.
  • Acqua dolce in superficie facilmente accessibile: 2% laghi, 38% umidità del suolo, 8% vapore acqueo, 1% fiumi e torrenti, 1% acqua degli organismi viventi.
    La prima parte detta anche fase atmosferica cioè (evaporazione → formazione delle nubi → venti) è alimentata dall'energia solare: circa ¼ di tutta l'energia proveniente dal Sole è utilizzata per l'evaporazione e viene accumulata nelle nuvole come energia potenziale. Nella seconda parte detta anche fase terrestre: (precipitazioni → deflusso dell'acqua) interviene la forza di gravità che provoca la ricaduta dell'acqua sul suolo e il movimento delle acque in superficie e in profondità: in questo modo l'energia accumulata nell'acqua delle nuvole si trasforma in energia cinetica. L'acqua che cade sul suolo ritorna al mare con le falde acquifere e con i corsi d'acqua.

    La salinità è il peso in grammi dei sali disciolti in 1 L di acqua; essa si esprime in g/L o in parti per mille (‰) ed è in media di 35 g/L. La presenza di sali disciolti fa sì che l'acqua abbia un punto di solidificazione inferiore a quello dell'acqua pura, che è 0 °C: l'acqua di mare solidifica a circa –1,9 °C e questo è importante per la vita nel mare. La temperatura delle acque superficiali dipende dalla latitudine e dalla stagione: all'equatore si mantiene costante tutto l'anno intorno ai 27 °C.
    Le maree sono causate dall'attrazione gravitazionale del Sole e della Luna. Quando la luna è in congiunzione o in opposizione al Sole, le due forze si sommano e la marea ha la massima ampiezza, cioè la massima differenza di livello fra l'alta e la bassa marea.
    Le correnti marine sono provocate da differenze di temperatura e di salinità ed il loro movimento è condizionato dalla rotazione terrestre oltre che dallo spirare dei venti. Le correnti superficiali si distinguono in: correnti calde e correnti fredde. Le calde eseguono un percorso che va dalle zone equatoriali in direzione dei poli, le fredde chiudono il ciclo dalle alte latitudini verso l'equatore. Il loro movimento è influenzato dalla morfologia dei bacini ed è soggetto alla forza di Coriolis.

giovedì 19 aprile 2012

WWF

Il WWF è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. L'acronimo significava originariamente World Wildlife Fund (Fondo mondiale per la vita selvatica, che alcuni traducevano con natura); nel 1986, l'interpretazione di tale acronimo è stata modificata (eccetto negli Stati Uniti e in Canada) in World Wide Fund For Nature (Fondo [d'estensione] mondiale per la natura).
Il WWF fu fondato l'11 settembre 1961 in Svizzera da un gruppo che comprendeva, tra gli altri, il biologo Sir Julian Sorell Huxley, il Principe Bernardo d'Olanda, il principe Filippo d'Edimburgo, consorte della regina d'Inghilterra, Max Nicholson e il naturalista e pittore Sir Peter Scott, che disegnò il logo originale, con il Panda gigante bianco e nero, su sfondo bianco.
L'associazione ha uffici in quasi novanta paesi e la sua sede centrale si trova a Gland, in Svizzera. Il più celebre associato del WWF è probabilmente il Principe Filippo che, dal 1961 al 1982, fu il primo presidente del WWF britannico e poi divenne Presidente Internazionale dell'associazione (dal 1981 al 1996); ora ne è Presidente Emerito. In Italia il WWF è rappresentato dal WWF Italia.
MISSIONE
La missione del WWF è quella di contrastare la devastazione dell'ambiente naturale del pianeta e di contribuire alla costruzione di un futuro in cui l'uomo vivrà in armonia con la natura. A questo scopo il WWF si batte per:
L'approccio del WWF è scientifico e concreto, focalizzato su sei temi prioritari di interesse globale: le foreste, gli oceani e le coste, l'acqua, le specie in pericolo, e i pericoli legati agli agenti chimici tossici e al cambiamento climatico. Rispetto a ciascuno di questi temi, il WWF si prefigge degli obiettivi misurabili e gestisce con oltre 2000 progetti di conservazione all'anno in tutto il mondo. I progetti hanno ormai la peculiarità di coinvolgere le popolazioni locali, in quanto - sostiene il WWF - senza il loro appoggio la tutela dell'ambiente risulterebbe impossibile. Per individuare le aree in cui agire il WWF ha adottato la strategia ecoregionale per selezionare le 200 ecoregioni, grandi aree geografiche, preservando le quali si potrebbe salvare gran parte della biodiversità del pianeta.
Per raggiungere la sua missione il WWF non trascura il ruolo delle imprese, considerato il grande impatto sull'ambiente che può avere la loro attività. Si cerca quindi di portarle dalla propria parte, convincendole che conservare la natura e le sue risorse è più vantaggioso che distruggerle senza scrupoli. Per ottenere ciò il WWF giunge anche a stipulare accordi di partnership con quelle che si impegnano, secondo un protocollo concordato, a ridurre il proprio impatto.
Nel corso degli anni, il WWF ha spesso appoggiato iniziative mediatiche di una certa rilevanza. In Italia, pur se più in sordina rispetto ad altre nazioni, ha ottenuto una certa visibilità collaborando con canali televisivi e, recentemente, portali web. Con Discovery Channel, ad esempio, ha finanziato a realizzazione di un videogioco animalista basato su Cappuccetto Rosso. Celebre inoltre la partnership con RTL.
ALCUNI PROGETTI DI CONSERVAZIONE DEL WWF
  • Conservazione Ecoregionale
  • A partire dagli anni '90 il WWF ha promosso in tutto il mondo la Conservazione ecoregionale, ovvero la pianificazione delle azioni di conservazione su una base ecologica. Un ambizioso progetto internazionale ha permesso di mappare le ecoregioni del Pianeta e individuarne le 238 prioritarie, denominate Global 200.
    • Progetto orso
    Nel 1992, collaborò con il Parco Nazionale d'Abruzzo per la messa a dimora di centinaia di piante da frutto per limitare la dispersione degli orsi in aree non protette e tentare di ridurre il numero di esemplari investiti dalle auto. Il progetto è proseguito negli anni successivi collaborando con l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e il Corpo Forestale dello Stato per un'ampia indagine scientifica sulla consistenza e dinamica della specie. Grazie alla collaborazione con Nokia e di molti donatori è stato possibile acquistare recinzioni elettrificate in difesa delle greggi e delle arnie e ridurre i danni causati dagli orsi più "confidenti". Furono anche acquistati radio-satellitari per il radio-tracking. Tali indagini hanno permesso di ottenere nel 2008 la stima di popolazione dell'Orso bruno marsicano (N=43, min. 35 - max 67). Il progetto è tuttora in corso, grazie anche al sostegno del Ministero dell'Ambiente, anche sull'Arco alpino.
    • Spadare
    Nel 1995 il WWF raccolse 150.000 firme per abolire le spadare, reti da pesca che uccidono molte specie in pericolo. Nel 2002 l'Unione Europea proibisce le reti.

    domenica 15 aprile 2012

    La Pantera

    File:Black jaguar.jpgPantera nera è il nome comune con cui vengono indicati gli esemplari neri (varianti melaniche) di alcune specie di felidi. Zoologicamente parlando, il termine pantera è sinonimo di leopardo. Il genere Panthera è una categoria tassonomica che comprende tutte le specie di un particolare gruppo di Felidi. In Nordamerica il termine pantera viene usato comunemente per indicare il puma; in America Latina viene più spesso usato per il giaguaro. Altrove nel mondo viene riferito al leopardo (originariamente gli esemplari con la coda più lunga venivano ritenuti pantere e gli altri leopardi; è un comune malinteso che il termine pantera indichi necessariamente un individuo melanico).
    Il melanismo è più comune nei giaguari (Panthera onca) - dove è dovuto a causa di una mutazione di un gene dominante - e nei leopardi (Panthera pardus) - dove è dovuto a causa di una mutazione di un gene recessivo-. L'esame ravvicinato di uno di questi felini neri mostra ancora la presenza delle tipiche macchie, semplicemente nascoste dal soprannumero del pigmento nero melanina. Felini melanici possono nascere in una cucciolata insieme ad altri piccoli che non lo sono. Nei felini che cacciano specialmente di notte la condizione non è dannosa. Esistono anche pantere bianche, le quali sono individui albini o leucistici delle tre stesse specie sopracitate.
    È probabile che il melanismo sia una mutazione evolutiva favorevole, con dei vantaggi selettivi per il suo possessore sotto certi aspetti, dal momento che è molto più comune nelle regioni con fitte foreste, dove il livello di luminosità è più basso. Il melanismo può anche essere collegato con mutazioni benefiche nel sistema immunitario.
    Leopardo melanico
    Leopardo nero
    Questa è la forma più comune di pantera nera in cattività ed è stata allevata selettivamente per decenni come attrazione o come animale domestico esotico (ma questi incroci fatti per conservarne l'aspetto ne hanno condizionato il temperamento). Sono più piccole e di costituzione più leggera dei leopardi. Nei leopardi neri le macchie sono ancora visibili, specialmente in certe zone dove formano un effetto seta dipinta. Il colore della pelle è un misto blu-nero-grigio e viola con rosette. Una pantera nera è abile nel cacciare e uccidere animali anche più pesanti di lei di 600 kg, anche se questo avviene raramente, a causa della competizione con tigri e leoni.
    Leopardi neri sono stati avvistati nelle aree più densamente forestate di Cina sudoccidentale, Myanmar, Assam e Nepal; intorno a Travancore e in altre regioni dell'India meridionale e si dice che siano comuni sull'isola di Giava e nella parte meridionale della penisola malese, dove sono più numerosi dei leopardi maculati. Sono meno comuni nell'Africa tropicale, ma sono stati avvistati in Etiopia (l'antica Abissinia), nelle foreste del Monte Kenya e sugli Aberdare. Un esemplare è stato visto da Peter Turnbull-Kemp nella foresta equatoriale del Camerun.
    Le pantere nere adulte sono più educate, ma nervose e pericolose dei loro simili maculati. È una leggenda quella che le vuole spesso rifiutate da piccole dalle loro madri a causa del loro colore. Attualmente si sostiene che siano più pericolose in seguito agli incroci che sono stati fatti per preservarne il colore. Il temperamento dubbio è un effetto collaterale degli incroci. Nascono proprio da questo carattere i problemi nelle cure materne e inoltre la vicinanza degli uomini stressa la madre. Come sostenuto nell'Enciclopedia della Natura di Funk e Wagnalls, i leopardi neri sono meno fertili dei leopardi normali, avendo cucciolate medie di 1,8 piccoli, rispetto ai 2,1 degli altri. Anche questo dovrebbe essere causato dalla loro natura nervosa.
    Nei primi anni '80 lo zoo di Glasgow, in Scozia, acquistò una vecchia femmina di leopardo nero di 5 anni dallo zoo di Dublino, in Irlanda. Venne esposta per alcuni anni prima di essere trasferita allo zoo di Madrid, in Spagna. Questo leopardo aveva un mantello nero uniforme abbondantemente cosparso di peli bianchi come se fosse ricoperto di ragnatele. Le venne dato perciò il soprannome di Pantera Ragnatela. La causa di ciò sembrò essere la vitiligine e invecchiando i peli divennero molto più bianchi. Da allora sono state ritrovate e fotografate negli zoo altre Pantere Ragnatela.
    Giaguaro melanico 
    Un giaguaro nero
    Nei giaguari la mutazione è dominante e pertanto giaguari neri possono nascere solo se è nero uno dei genitori. Nei leopardi la mutazione è recessiva e alcuni leopardi maculati possono procreare cuccioli neri (se entrambe i genitori portano il gene in forma nascosta), mentre i leopardi neri se si accoppiano insieme producono solamente cuccioli neri. Negli esemplari imbalsamati i leopardi neri assumono spesso un colore rugginoso mentre i giaguari neri tendono al bruno cioccolata. Il giaguaro nero viene considerato una specie separata dai popoli indigeni.
    Nella Storia Naturale di Harmsworth (1910) W. H. Hudson scrisse:
    Il giaguaro è una creatura bellissima, dal colore di fondo di un brillante rosso dorato, segnato abbondantemente da anelli neri, racchiusi all'interno da una a due piccole macchie. Questa è la colorazione tipica, che varia di poco nelle regioni temperate; nelle regioni calde gli Indiani riconoscono tre varietà molto diverse tra loro, considerate specie diverse - quella che abbiamo descritto; il giaguaro minore, meno acquatico nelle abitudini e ricoperto di macchie, non di anelli; e, infine, la varietà nera. Non sanno che la loro terribile «tigre nera» sia una semplice variante melanica, come il leopardo nero del Vecchio Mondo e il coniglio selvatico nero. La considerano una specie vera e propria e affermano che è più grande e molto più pericolosa del giaguaro maculato; la riconoscono dal ruggito; credono che abiti più sulla terraferma che non nei luoghi acquatici; ma, soprattutto, affermano che si accoppia solamente con i suoi simili e che i cuccioli partoriti siano tutti neri. Tuttavia i naturalisti sono stati obbligati a considerarla ugualmente come Felis onca, il familiare giaguaro maculato, dal momento che se a un esemplare melanico viene tolta la pelle non troviamo alcuna minima differenza con la loro controparte maculata.
    Il gene non è completamente dominante. Gli esemplari con due coppie del gene sono più scuri (lo sfondo nero è più denso) degli esemplari che ne hanno solamente una coppia, il cui colore di fondo appare più carbone scuro che nero.
    Un giaguaro nero di nome Diablo si è accoppiato accidentalmente con una leonessa di nome Lola al Bear Creek Sanctuary di Barrie, in Canada, che ha poi partorito una femmina di «giagleone nero» color carbone e un maschio di giagleone maculato color marrone chiaro. Non possiamo dire, perciò, che il gene melanico sia dominante sulla colorazione del leone.

    Puma melanico 

    Non esistono casi veramente autentici di puma melanici. Puma neri sono stati avvistati nel Kentucky, uno dei quali aveva il ventre di colore più pallido. Siamo a conoscenza anche di puma di color nero-lucido avvistati nel Kansas e nel Nebraska orientale. Questi esemplari sono conosciuti come North American Black Panther (NABP; Pantere Nere Nordamericane). Nessuna di loro è mai stata fotografata o uccisa in natura, e neanche tenuta in cattività. C'è un consenso generale tra gli allevatori e i biologi che quest'animale non esista e che si tratti di un criptide. Gli avvistamenti vengono attribuiti normalmente ad altre specie, non riconosciute come tali dai non esperti di felini, di cui sono state esagerate le dimensioni.
    Nella sua «Histoire Naturelle» (1749) Georges-Louis Leclerc, Conte di Buffon parla del «coguaro nero»: «M. de la Borde, professore di fisica in Cayenna, mi disse che nel Continente esistono tre specie di animali predatori; il primo è il giaguaro, che viene chiamato tigre; il secondo è il coguaro, chiamato tigre rossa, a causa della pelliccia uniformemente rossastra; il giaguaro ha le dimensioni di un grosso bull-dog e pesa circa 90 kg; il coguaro è più piccolo, meno pericoloso e non così frequente nelle vicinanze della Cayenna come il giaguaro; entrambe gli animali raggiungono il pieno sviluppo all'età di sei anni. Aggiunse poi che è presente in questi Paesi anche una terza specie, chiamata tigre nera, di cui mi ha fornito un'illustrazione sotto l'appellativo di coguaro nero».
    «La testa», disse M. de la Borde, «è abbastanza simile a quella del coguaro comune; ma l'animale ha un lungo pelame nero, una lunga coda e forti vibrisse. Pesa non molto più di 18 kg. La femmina partorisce quattro piccoli nelle cavità dei vecchi alberi». Questo coguaro nero è più simile a un margay o a un ocelot, i quali non superano i 18 kg di peso, vivono sugli alberi e presentano una fase melanica.
    Un'altra descrizione di un coguaro nero è stata fatta da Mr. Pennant: «La tigre nera, o gatto nero, ha la testa nera, i fianchi, le zampe e la coda ricoperte da un pelame lucido di color bigio, a volte chiazzato di nero, ma generalmente uniforme; il labbro superiore è bianco; all'angolo della bocca ha una macchia nera; ha lunghe sopracciglia su entrambe gli occhi e lunghe vibrisse sul labbro superiore; il labbro inferiore, la gola, il ventre e l'interno delle zampe sono biancastri o di un color cenere molto pallido; le palme sono bianche; le orecchie sono appuntite; cresce fino alle dimensioni di una vitella di un anno; ha una forza immensa nelle sue zampe. - Abita il Brasile e la Guiana; è una bestia crudele e feroce, molto temuta dagli Indiani, ma, fortunatamente, è una specie rara» (Pennant's Synops. of quad., p. 180). Come affermato dal suo traduttore Smellie (1781) la descrizione si riferisce a due coguari neri esibiti a Londra alcuni anni prima.
    Puma neri negli Stati Uniti? I candidati per uno sbaglio d'identità
    In Florida vivono alcuni bobcat melanici. Sono stati catturati, dal momento che erano stati scambiati per pantere. Ulmer (1941) mostra le fotografie e le descrizioni di due animali catturati a Martin County nel 1939 e nel 1940. Nelle fotografie appaiono neri e uno dei cacciatori raccontò poi che un esemplare lo era veramente. Comunque,
    l'esemplare portato all'Università ed esaminato da vicino non era nero. Le regioni più densamente pigmentate sono la testa e l'area dorsale. Alla luce queste aree sembrano nere, ma sotto certe angolature la striscia dorsale ha decisamente una tinta color mogano. La colorazione mogano si fa più chiara e luminosa sui fianchi. Le regioni inferiori sono più chiare e di colore quasi ferruginoso. Il petto, la gola e le guance sono color cioccolata scuro, ma le strisce facciali possono essere viste chiaramente. Le zampe sono mogano scuro. Sotto una certa angolatura si possono vedere sui fianchi, sulle regioni inferiori e sulle zampe le tipiche macchie dei bobcat della Florida. L'animale portato al Parco del Bronx sembra più scuro e le macchie non sono visibili, sebbene sia stato osservato nella gabbia di quarantena, dove le condizioni luminose non sono poi così buone.
    I bobcat maschi adulti sono lunghi 65-110 cm (con una corta coda mozza) e sono alti alla spalla 45-60 cm (Le femmine sono leggermente più piccole.) I puma della Florida sono alti alla spalla 58-81 cm e sono lunghi 1,1-2 m coda inclusa. I bobcat pesano 7-13 kg mentre i puma della Florida ne pesano 22-69.
    Un altro candidato agli avvistamenti di puma neri è il giaguarundi, un felino molto simile geneticamente al puma, che raggiunge i 65 cm di lunghezza e ha una coda di 45 cm. Il suo mantello varia da una fase bruno-rossastra a una fase grigio scura. Sebbene il suo areale naturale giunga solamente fino al Texas meridionale, una piccola popolazione da allevamento venne introdotta in Florida negli anni '40 e la gente sparse la voce che essi venivano allevati come animali domestici - in America Centrale sono veramente tenuti in cattività e sono animali relativamente docili, molto diversi dagli esemplari selvatici. Il territorio di caccia di uno giaguarundi maschio raggiunge una larghezza di 100 km ed è quindi possibile che popolazioni molto piccole si siano avventurate al di fuori delle folte foreste dove vivono e siano responsabili di molti o di tutti gli avvistamenti. Sebbene siano molto più piccoli di un puma, abbiano una colorazione differente e appaiano molto più bassi sul terreno (ricordando una donnola), un piccolo vuoto di memoria unito alla loro natura segreta possono spiegare molti degli avvistamenti negli USA sudorientali.
    Altri candidati sono i giaguari neri, che in tempi storici vivevano nel Nordamerica. I giaguari melanici non sono comuni in natura e, cosa più importante, vennero quasi portati all'estinzione negli anni '60. Comunque, sebbene non ricordino un puma nell'aspetto, hanno dimensioni simili ed è possibile che, per esempio, sia sopravvissuta una popolazione riproduttrice nascosta nei bayou della Louisiana. La presenza del giaguaro è anche stata confermata da alcune fotografie e da alcuni avvistamenti non confermati in Arizona, New Mexico e nel Texas sudoccidentale, ma non al di fuori di quella regione.