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domenica 15 aprile 2012

La Pantera

File:Black jaguar.jpgPantera nera è il nome comune con cui vengono indicati gli esemplari neri (varianti melaniche) di alcune specie di felidi. Zoologicamente parlando, il termine pantera è sinonimo di leopardo. Il genere Panthera è una categoria tassonomica che comprende tutte le specie di un particolare gruppo di Felidi. In Nordamerica il termine pantera viene usato comunemente per indicare il puma; in America Latina viene più spesso usato per il giaguaro. Altrove nel mondo viene riferito al leopardo (originariamente gli esemplari con la coda più lunga venivano ritenuti pantere e gli altri leopardi; è un comune malinteso che il termine pantera indichi necessariamente un individuo melanico).
Il melanismo è più comune nei giaguari (Panthera onca) - dove è dovuto a causa di una mutazione di un gene dominante - e nei leopardi (Panthera pardus) - dove è dovuto a causa di una mutazione di un gene recessivo-. L'esame ravvicinato di uno di questi felini neri mostra ancora la presenza delle tipiche macchie, semplicemente nascoste dal soprannumero del pigmento nero melanina. Felini melanici possono nascere in una cucciolata insieme ad altri piccoli che non lo sono. Nei felini che cacciano specialmente di notte la condizione non è dannosa. Esistono anche pantere bianche, le quali sono individui albini o leucistici delle tre stesse specie sopracitate.
È probabile che il melanismo sia una mutazione evolutiva favorevole, con dei vantaggi selettivi per il suo possessore sotto certi aspetti, dal momento che è molto più comune nelle regioni con fitte foreste, dove il livello di luminosità è più basso. Il melanismo può anche essere collegato con mutazioni benefiche nel sistema immunitario.
Leopardo melanico
Leopardo nero
Questa è la forma più comune di pantera nera in cattività ed è stata allevata selettivamente per decenni come attrazione o come animale domestico esotico (ma questi incroci fatti per conservarne l'aspetto ne hanno condizionato il temperamento). Sono più piccole e di costituzione più leggera dei leopardi. Nei leopardi neri le macchie sono ancora visibili, specialmente in certe zone dove formano un effetto seta dipinta. Il colore della pelle è un misto blu-nero-grigio e viola con rosette. Una pantera nera è abile nel cacciare e uccidere animali anche più pesanti di lei di 600 kg, anche se questo avviene raramente, a causa della competizione con tigri e leoni.
Leopardi neri sono stati avvistati nelle aree più densamente forestate di Cina sudoccidentale, Myanmar, Assam e Nepal; intorno a Travancore e in altre regioni dell'India meridionale e si dice che siano comuni sull'isola di Giava e nella parte meridionale della penisola malese, dove sono più numerosi dei leopardi maculati. Sono meno comuni nell'Africa tropicale, ma sono stati avvistati in Etiopia (l'antica Abissinia), nelle foreste del Monte Kenya e sugli Aberdare. Un esemplare è stato visto da Peter Turnbull-Kemp nella foresta equatoriale del Camerun.
Le pantere nere adulte sono più educate, ma nervose e pericolose dei loro simili maculati. È una leggenda quella che le vuole spesso rifiutate da piccole dalle loro madri a causa del loro colore. Attualmente si sostiene che siano più pericolose in seguito agli incroci che sono stati fatti per preservarne il colore. Il temperamento dubbio è un effetto collaterale degli incroci. Nascono proprio da questo carattere i problemi nelle cure materne e inoltre la vicinanza degli uomini stressa la madre. Come sostenuto nell'Enciclopedia della Natura di Funk e Wagnalls, i leopardi neri sono meno fertili dei leopardi normali, avendo cucciolate medie di 1,8 piccoli, rispetto ai 2,1 degli altri. Anche questo dovrebbe essere causato dalla loro natura nervosa.
Nei primi anni '80 lo zoo di Glasgow, in Scozia, acquistò una vecchia femmina di leopardo nero di 5 anni dallo zoo di Dublino, in Irlanda. Venne esposta per alcuni anni prima di essere trasferita allo zoo di Madrid, in Spagna. Questo leopardo aveva un mantello nero uniforme abbondantemente cosparso di peli bianchi come se fosse ricoperto di ragnatele. Le venne dato perciò il soprannome di Pantera Ragnatela. La causa di ciò sembrò essere la vitiligine e invecchiando i peli divennero molto più bianchi. Da allora sono state ritrovate e fotografate negli zoo altre Pantere Ragnatela.
Giaguaro melanico 
Un giaguaro nero
Nei giaguari la mutazione è dominante e pertanto giaguari neri possono nascere solo se è nero uno dei genitori. Nei leopardi la mutazione è recessiva e alcuni leopardi maculati possono procreare cuccioli neri (se entrambe i genitori portano il gene in forma nascosta), mentre i leopardi neri se si accoppiano insieme producono solamente cuccioli neri. Negli esemplari imbalsamati i leopardi neri assumono spesso un colore rugginoso mentre i giaguari neri tendono al bruno cioccolata. Il giaguaro nero viene considerato una specie separata dai popoli indigeni.
Nella Storia Naturale di Harmsworth (1910) W. H. Hudson scrisse:
Il giaguaro è una creatura bellissima, dal colore di fondo di un brillante rosso dorato, segnato abbondantemente da anelli neri, racchiusi all'interno da una a due piccole macchie. Questa è la colorazione tipica, che varia di poco nelle regioni temperate; nelle regioni calde gli Indiani riconoscono tre varietà molto diverse tra loro, considerate specie diverse - quella che abbiamo descritto; il giaguaro minore, meno acquatico nelle abitudini e ricoperto di macchie, non di anelli; e, infine, la varietà nera. Non sanno che la loro terribile «tigre nera» sia una semplice variante melanica, come il leopardo nero del Vecchio Mondo e il coniglio selvatico nero. La considerano una specie vera e propria e affermano che è più grande e molto più pericolosa del giaguaro maculato; la riconoscono dal ruggito; credono che abiti più sulla terraferma che non nei luoghi acquatici; ma, soprattutto, affermano che si accoppia solamente con i suoi simili e che i cuccioli partoriti siano tutti neri. Tuttavia i naturalisti sono stati obbligati a considerarla ugualmente come Felis onca, il familiare giaguaro maculato, dal momento che se a un esemplare melanico viene tolta la pelle non troviamo alcuna minima differenza con la loro controparte maculata.
Il gene non è completamente dominante. Gli esemplari con due coppie del gene sono più scuri (lo sfondo nero è più denso) degli esemplari che ne hanno solamente una coppia, il cui colore di fondo appare più carbone scuro che nero.
Un giaguaro nero di nome Diablo si è accoppiato accidentalmente con una leonessa di nome Lola al Bear Creek Sanctuary di Barrie, in Canada, che ha poi partorito una femmina di «giagleone nero» color carbone e un maschio di giagleone maculato color marrone chiaro. Non possiamo dire, perciò, che il gene melanico sia dominante sulla colorazione del leone.

Puma melanico 

Non esistono casi veramente autentici di puma melanici. Puma neri sono stati avvistati nel Kentucky, uno dei quali aveva il ventre di colore più pallido. Siamo a conoscenza anche di puma di color nero-lucido avvistati nel Kansas e nel Nebraska orientale. Questi esemplari sono conosciuti come North American Black Panther (NABP; Pantere Nere Nordamericane). Nessuna di loro è mai stata fotografata o uccisa in natura, e neanche tenuta in cattività. C'è un consenso generale tra gli allevatori e i biologi che quest'animale non esista e che si tratti di un criptide. Gli avvistamenti vengono attribuiti normalmente ad altre specie, non riconosciute come tali dai non esperti di felini, di cui sono state esagerate le dimensioni.
Nella sua «Histoire Naturelle» (1749) Georges-Louis Leclerc, Conte di Buffon parla del «coguaro nero»: «M. de la Borde, professore di fisica in Cayenna, mi disse che nel Continente esistono tre specie di animali predatori; il primo è il giaguaro, che viene chiamato tigre; il secondo è il coguaro, chiamato tigre rossa, a causa della pelliccia uniformemente rossastra; il giaguaro ha le dimensioni di un grosso bull-dog e pesa circa 90 kg; il coguaro è più piccolo, meno pericoloso e non così frequente nelle vicinanze della Cayenna come il giaguaro; entrambe gli animali raggiungono il pieno sviluppo all'età di sei anni. Aggiunse poi che è presente in questi Paesi anche una terza specie, chiamata tigre nera, di cui mi ha fornito un'illustrazione sotto l'appellativo di coguaro nero».
«La testa», disse M. de la Borde, «è abbastanza simile a quella del coguaro comune; ma l'animale ha un lungo pelame nero, una lunga coda e forti vibrisse. Pesa non molto più di 18 kg. La femmina partorisce quattro piccoli nelle cavità dei vecchi alberi». Questo coguaro nero è più simile a un margay o a un ocelot, i quali non superano i 18 kg di peso, vivono sugli alberi e presentano una fase melanica.
Un'altra descrizione di un coguaro nero è stata fatta da Mr. Pennant: «La tigre nera, o gatto nero, ha la testa nera, i fianchi, le zampe e la coda ricoperte da un pelame lucido di color bigio, a volte chiazzato di nero, ma generalmente uniforme; il labbro superiore è bianco; all'angolo della bocca ha una macchia nera; ha lunghe sopracciglia su entrambe gli occhi e lunghe vibrisse sul labbro superiore; il labbro inferiore, la gola, il ventre e l'interno delle zampe sono biancastri o di un color cenere molto pallido; le palme sono bianche; le orecchie sono appuntite; cresce fino alle dimensioni di una vitella di un anno; ha una forza immensa nelle sue zampe. - Abita il Brasile e la Guiana; è una bestia crudele e feroce, molto temuta dagli Indiani, ma, fortunatamente, è una specie rara» (Pennant's Synops. of quad., p. 180). Come affermato dal suo traduttore Smellie (1781) la descrizione si riferisce a due coguari neri esibiti a Londra alcuni anni prima.
Puma neri negli Stati Uniti? I candidati per uno sbaglio d'identità
In Florida vivono alcuni bobcat melanici. Sono stati catturati, dal momento che erano stati scambiati per pantere. Ulmer (1941) mostra le fotografie e le descrizioni di due animali catturati a Martin County nel 1939 e nel 1940. Nelle fotografie appaiono neri e uno dei cacciatori raccontò poi che un esemplare lo era veramente. Comunque,
l'esemplare portato all'Università ed esaminato da vicino non era nero. Le regioni più densamente pigmentate sono la testa e l'area dorsale. Alla luce queste aree sembrano nere, ma sotto certe angolature la striscia dorsale ha decisamente una tinta color mogano. La colorazione mogano si fa più chiara e luminosa sui fianchi. Le regioni inferiori sono più chiare e di colore quasi ferruginoso. Il petto, la gola e le guance sono color cioccolata scuro, ma le strisce facciali possono essere viste chiaramente. Le zampe sono mogano scuro. Sotto una certa angolatura si possono vedere sui fianchi, sulle regioni inferiori e sulle zampe le tipiche macchie dei bobcat della Florida. L'animale portato al Parco del Bronx sembra più scuro e le macchie non sono visibili, sebbene sia stato osservato nella gabbia di quarantena, dove le condizioni luminose non sono poi così buone.
I bobcat maschi adulti sono lunghi 65-110 cm (con una corta coda mozza) e sono alti alla spalla 45-60 cm (Le femmine sono leggermente più piccole.) I puma della Florida sono alti alla spalla 58-81 cm e sono lunghi 1,1-2 m coda inclusa. I bobcat pesano 7-13 kg mentre i puma della Florida ne pesano 22-69.
Un altro candidato agli avvistamenti di puma neri è il giaguarundi, un felino molto simile geneticamente al puma, che raggiunge i 65 cm di lunghezza e ha una coda di 45 cm. Il suo mantello varia da una fase bruno-rossastra a una fase grigio scura. Sebbene il suo areale naturale giunga solamente fino al Texas meridionale, una piccola popolazione da allevamento venne introdotta in Florida negli anni '40 e la gente sparse la voce che essi venivano allevati come animali domestici - in America Centrale sono veramente tenuti in cattività e sono animali relativamente docili, molto diversi dagli esemplari selvatici. Il territorio di caccia di uno giaguarundi maschio raggiunge una larghezza di 100 km ed è quindi possibile che popolazioni molto piccole si siano avventurate al di fuori delle folte foreste dove vivono e siano responsabili di molti o di tutti gli avvistamenti. Sebbene siano molto più piccoli di un puma, abbiano una colorazione differente e appaiano molto più bassi sul terreno (ricordando una donnola), un piccolo vuoto di memoria unito alla loro natura segreta possono spiegare molti degli avvistamenti negli USA sudorientali.
Altri candidati sono i giaguari neri, che in tempi storici vivevano nel Nordamerica. I giaguari melanici non sono comuni in natura e, cosa più importante, vennero quasi portati all'estinzione negli anni '60. Comunque, sebbene non ricordino un puma nell'aspetto, hanno dimensioni simili ed è possibile che, per esempio, sia sopravvissuta una popolazione riproduttrice nascosta nei bayou della Louisiana. La presenza del giaguaro è anche stata confermata da alcune fotografie e da alcuni avvistamenti non confermati in Arizona, New Mexico e nel Texas sudoccidentale, ma non al di fuori di quella regione.

venerdì 13 aprile 2012

Cincillà

I cincillà sono un genere di roditori originari del Sud America. Più precisamente vengono dalla zona delle Ande. Una volta venivano cacciati o allevati per la loro pelliccia adesso è diventato un animale da compagnia, ma sono presenti in natura ancora dei nuclei familiari allo stato brado.

 Il loro aspetto ricorda molto quello di un grosso scoiattolo con un'andatura simile a quella del coniglio.Presenta un pelo molto sottile e soffice che gli serve a mantenere costante la temperatura corporea,occhi tondi rossi o scuri e dei grandi padiglioni auricolari. Questi ultimi sono l'unico organo del cincillà che ha il compito di abbassare la temperatura corporea, sono ricchi infatti di capillari.


Entrambe le specie sono minacciate dalla riduzione dell'habitat e dalla caccia da parte dell'uomo.
In base ai criteri della IUCN red list C. lanigera è classificata come specie vulnerabile mentre C. brevicaudata risulta in pericolo critico di estinzione.

 Allevato in origine per le pellicce, viene ora preferito dagli appassionati come animale domestico, spesso affettuoso e assolutamente inodore.

 Il cincillà è generalmente un animale molto docile che non morde mai. Questo cambia comunque da esemplare ad esemplare. Si troverà dunque un cincillà che si fa coccolare e prendere in braccio senza alcun problema ma anche un esemplare che non ama essere toccato e maneggiato. Per questo è importante assecondare le sue preferenze, facendo a meno di costringerlo a determinati contatti quali carezze o a prenderlo in mano qualora questo gli desse fastidio, ogni cincillà ha un suo determinato modo di interagire con il suo padrone e deve essere rispettato.

 L'alimentazione è una cosa su cui fare molta attenzione nel caso del Cincillà perché è molto delicato da questo punto di vista. Generalmente è costituita da fieno secco e mangime apposito, con aggiunta di mele, prezzemolo, broccoli, asparagi , carciofi, catalogna, radicchio, finocchio, ananas e frutti di bosco. Da evitarsi sono invece alimenti grassi, fritti, cereali, farinacei e le verdure troppo acquose come la lattuga. Come leccornie si possono dare uvetta e frutta secca ma entrambe un massimo di 1-2 volte settimanali e in quantità ridottissime a causa dell'alto contenuto zuccherino dell'uvetta e dell'alto contenuto di grassi nella frutta secca. Ciò che non deve mai mancare a disposizione del Cincillà è il fieno e, cosa molto importante, l'acqua, che va cambiata una volta al giorno. Tutto comunque dipende da come è stato abituato da piccolo, è importante infatti fare molta attenzione ai cambiamenti di dieta perché l'animale potrebbe risentirne. Quindi nel caso si dovesse introdurre un alimento diverso nella sua dieta, come pochi cibi freschi, bisogna avere l'accortezza di procedere molto graduatamente al fine di non scombussolare l'equilibrio dell'apparato digerente che si è creato nel cincillà.

 Il cincillà ha bisogno di gabbie ampie e spaziose,sviluppate preferibilmente verso l'alto, come le voliere e di fare molto movimento.Solitamente le misure consigliate per la gabbia sono 100 cm in altezza,80 in lunghezza e 50 in profondità. Questo animale ama i posti alti per cui è preferibile mettergli una casetta o comunque un posto riparato nei piani più alti della gabbia. All'interno della gabbia possono essere messi giochi quali la ruota ,tubi e scale varie e qualche legnetto da rosicchiare. Necessita di uscire dalla gabbia almeno 2 ore al giorno in un luogo sicuro e sotto il nostro sguardo vigile.

 È necessario cambiare il fondo della gabbia di truciolato e disinfettarla almeno una volta alla settimana ed è bene ripulire la gabbia dagli escrementi ogni giorno. Il Cincillà è solito a urinare solo in determinati punti della lettiera, qualora questo non accadesse sempre, sarebbe il caso di lavare e disinfettare la superficie interessata; facendo così l'animale perderà quest'abitudine.

 Il Cincillà è un animale molto pulito e inodore che non necessita di alcuna pulizia da parte dell'allevatore, soprattutto è vietatissimo fargli il bagno perché il cincillà da bagnato potrebbe raffreddarsi o sviluppare delle muffe nel pelo bagnato. Necessita però ogni due settimane di fare il cosiddetto "bagno di sabbia" che consiste nel rotolarsi in una sabbia apposita per lui, molto sottile che separa il pelo rendendolo più bello e pulito, eliminando il sebo in eccesso.

 Questo roditore è di per se un animale abbastanza resistente. Necessita comunque di una visita veterinaria almeno una volta l'anno. Per salvaguardare la sua salute bisogna stare attenti ad alcuni fattori come l'alimentazione e la temperatura. È importante dunque mantenere la gabbia in un posto fresco e asciutto e mettere in atto dei rimedi contro il caldo come ripiani refrigerati e bottiglie ghiacciate che rinfrescano l'ambiente. Altri accorgimenti per assicurarsi la sua salute sono fargli fare regolarmente il bagno di sabbia, liberarlo spesso e dargli a disposizione nella gabbia una pietra apposita che gli permette di consumare i denti in continua crescita.

Pettirosso

Il pettirosso (Erithacus rubecula, Linnaeus 1758) è un piccolo uccello passeriforme che antecedentemente era classificato come facente parte della famiglia dei Turdidae e ora classificato come parte della famiglia dei Muscicapidae.
 European Robin aka.jpg
ASPETTO
  • Lunghezza = 13 - 14 cm
  • Peso = 11 - 22 grammi
  • Apertura alare = 6,8 - 7,7 cm
  • Età media = 3 - 4 anni
Il pettirosso è un piccolo uccello cantore europeo molto comune. Pur avendo dimensioni ridotte è conosciuto per il suo comportamento spavaldo. È di aspetto paffuto e senza collo. Gli adulti hanno il petto e la fronte colorati di arancio. Il resto del piumaggio è di colore bruno oliva. Ai giovani manca la colorazione arancione e sono fortemente macchiettati. Il comportamento è confidente rispetto all'uomo ed ha attitudini vivaci note a tutti. Spesso quando si lavora in giardino e si rigira la terra il pettirosso si avvicina molto all'uomo per ricercare vermi o insetti venuti alla luce. È presente in Italia tutto l'anno, insettivoro, migratore a breve raggio, territoriale anche durante lo svernamento.

Habitat 

I boschi di conifere sono il suo habitat naturale, ma è spesso presente anche in giardini, siepi, boschetti, boschi con sottobosco. Nidifica nei buchi o nelle spaccature di alberi, ai piedi delle siepi, nell'edera o anche in vecchi oggetti lasciati dall'uomo (esempio bollitore). Il nido ha la forma di una tazza perfettamente rotonda.

Riproduzione 

  • Periodo di nidificazione: Aprile ad Agosto
  • Numero di cove: 1-2
  • Numero di uova: 5 - 6 uova bianche, macchiate con puntini rosso-marrone
  • Incubazione: 13 - 14 giorni (femmina)

Nidificazione 

I pettirossi si accoppiano da dicembre in poi. In genere la femmina raggiunge il maschio nel suo territorio. L'accoppiamento e la nidificazione sono più precoci se gli animali sono ben nutriti. Quando la femmina depone la seconda covata il maschio prende in carico il nutrimento della prima covata. I neonati prendono il volo 13-14 giorni dopo la schiusa delle uova. I pettirossi nidificano ai piedi degli alberi, invece che sui rami.

Alimentazione 

Il pettirosso si nutre in aperta campagna nel sottobosco. Il suo regime alimentare è composto soprattutto da Invertebrati che vivono nel suolo (insetti, coleotteri, lumache, vermi e ragni). Durante l'autunno e fino alla primavera consuma anche molte bacche e frutti piccoli. La sua tecnica per procacciare il cibo è ben adattata alla vegetazione densa e agli spazi aperti che si trovano sia nel sottobosco sia nei giardini. Accovacciato su un ramo basso osserva l'ambiente vicino e quando individua una preda vola giù e l'afferra per poi accovacciarsi di nuovo. Può anche saltellare sul terreno, fermandosi qua e là per individuare una preda. Nella foresta l'uccello spesso approfitta dal fatto che altri animali (cinghiali, cervi o fagiani) disturbano gli insetti o altri animali nel sottosuolo. Forse per questo motivo è sempre molto interessato a seguire una persona intenta a zappare la terra. Si sono anche osservati dei pettirossi che seguivano una talpa, intenta a scavare la galleria, per catturare i vermi. Nella stagione invernale hanno bisogno di grassi per superare meglio il freddo, quindi per chi dovesse avere questi inquilini nel giardino di casa o sui balconi, può mettere tranquillamente biscottini tritati e anche pezzettini di pandoro, ne vanno molto ghiotti.

Canto 


D'inverno
Il richiamo è un tic persistente e spesso ripetuto. Il canto è una serie variata e definita di frasi corte e altamente gorgheggiate. Sia il maschio che la femmina cantano d'inverno quando occupano territori separati. Questo vuole dire che il canto è udibile durante tutto l'anno. Spesso cantano anche all'imbrunire o al buio e vengono confusi con l'usignolo.

Specie simili 

Presso i centri abitati di medio-bassa quota possono essere osservati in primavera ed estate altri piccoli passeriformi simili al Pettirosso, quali il Codirosso spazzacamino, il Codirosso e l'Usignolo (Luscinia megarhynchos). Quest'ultimo, grande come un passero e di forme più slanciate rispetto al Pettirosso, è caratterizzato da un piumaggio bruno uniforme con coda castana; il forte e melodioso canto, emesso anche di notte, è molto noto.
Il Codirosso (Phoenicurus phoenicurus), grande quanto il Pettirosso, è caratterizzato dalla coda rossastra spesso agitata in modo frenetico e dal piumaggio più chiaro di quello del congenere Codirosso spazzacamino; il maschio è molto vistoso: fronte bianca, gola nera, petto rossiccio e dorso grigio.

giovedì 12 aprile 2012

Il Lupo!!!

Il lupo grigio (Canis lupus, Linnaeus 1758), o semplicemente lupo, è un mammifero placentato appartenente alla famiglia dei Canidi.
Caratteristiche
Il lupo appartiene alla famiglia dei Canidi. Tra i canidi il lupo è il più grande come dimensioni: lunghezza tra i 145 e i 160 cm, altezza tra i 90 e i 110 cm. Il colore del suo mantello varia a seconda dell'età e delle stagioni; generalmente grigio-giallastro o marrone-rossiccio. Il lupo presenta una dentatura caratterizzata da canini affilati, lunghi e ricurvi verso l'interno. Questo animale vive al massimo 10 anni di vita in libertà e 17 in cattività. Il peso del lupo varia geograficamente; in media il peso per il lupo eurasiatico è di 38,5 kg, per il lupo nord americano è di 36 kg, per il lupo indiano e il lupo arabo è di 25 kg, anche se - raramente - sono stati identificati, in Alaska e Canada, alcuni esemplari dal peso superiore ai 77 kg.[3]
Un esemplare selvatico, ucciso nel 1939 in Alaska, raggiungeva il peso record di 80 kg.[4]
La fronte è ampia, le mandibole particolarmente robuste e resistenti, gli occhi sono chiari, generalmente di colore diverso e dal taglio leggermente obliquo, le zampe hanno dei piccoli artigli affilati non retrattili. La mascherina facciale di un lupo adulto si estende intorno alle labbra inferiori e superiori ed è di colore bianco-crema, mentre negli individui giovani può essere incompleta oppure scura in prossimità del muso. Le orecchie hanno generalmente un'attaccatura più laterale e sono più lunghe e larghe. Solitamente non le porta mai flosce e calate lungo i lati della testa, bensì le tiene in posizione eretta lungo il profilo della testa. Il pelo ha sempre una colorazione varia che comprende colori dal marrone antracite al marrone chiaro; ma anche nero, beige, bianco o fulvo. Sul dorso la colorazione è beige con punte nere, sulla parte superiore delle zampe anteriori vi è spesso una vistosa striscia nera e infine il torace è quasi sempre marrone chiaro. Molto vorace, appartiene all'ordine dei carnivori ed è classificato nel genere dei superpredatori.
Il Branco
La funzione di ogni lupo è organizzata all'interno di un branco, con una struttura sociale fortemente gerarchica.
Il branco è guidato da due individui che stanno alla punta della piramide sociale, il maschio alfa e la femmina alfa. La coppia alfa (di cui solo uno dei due componenti può essere il "capo") possiede più libertà rispetto al resto del branco, anche se i due non sono capi nel senso umano del termine: gli individui alfa non impartiscono ordini agli altri lupi; bensì, possiedono la libertà di scegliere cosa fare, quando farlo, dove andare, quando andare. Il resto del branco, che possiede un forte senso della collettività, solitamente li segue.
Anche se la maggior parte delle coppie alfa è monogama, ci possono essere alcune eccezioni: un individuo alfa può preferire l'accoppiamento con un lupo di importanza minore nella scala sociale, in particolare se possiede legami di parentela molto vicini con l'altro alfa (fratello o sorella, ad esempio). Si è osservato che se un esemplare Alfa muore, il compagno o la compagna spesso non forma una nuova coppia con un altro soggetto, ma rimane da solo a guidare il branco. Tuttavia a volte può succedere che il lupo o la lupa vedova prendano un nuovo compagno.
Solitamente, solo la coppia alfa è in grado di crescere una cucciolata (gli altri lupi del branco possono allevare, ma, di solito, non possiedono le risorse necessarie a portare i cuccioli alla maturità). Tutti i lupi del branco assistono la crescita dei cuccioli. I piccoli, quando diventano adulti, possono scegliere se rimanere all'interno del branco e aiutare ad allevare i nuovi nati, opzione di solito scelta da alcune femmine, oppure disperdersi, scelta presa in considerazione più che altro dai maschi.
La grandezza del branco può cambiare con il passare del tempo secondo alcuni fattori, come l'habitat, la personalità individuale dei lupi, o la quantità di cibo disponibile. I branchi possono contenere dai 2 ai 20 lupi, sebbene un branco medio contenga circa 6 o 7 lupi. Un nuovo branco si forma quando un esemplare abbandona il suo branco di nascita e rivendica un suo territorio. I lupi solitari possono viaggiare in cerca di altri individui anche per distanze molto lunghe. Gli individui che si disperdono devono evitare i territori di altri lupi perché gli intrusi su territori già occupati vengono cacciati via o uccisi.
La Gerarchia
La gerarchia (guidata dalla coppia alfa) influisce su tutte le attività del branco. Nei branchi più grandi, si possono trovare, oltre a quella principale, altre due gerarchie separate: la prima viene esercitata sui maschi del branco ed è guidata dal maschio alfa, l'altra sulle femmine del branco, ed è governata dalla femmina alfa. In questo caso, il maschio alfa sarà il componente più importante della coppia alfa, sebbene, in alcuni casi, sono state osservate situazioni in cui la femmina alfa abbia preso il controllo dell'intero branco. Le gerarchie del maschio e della femmina sono interdipendenti, e sono costantemente mantenute da complesse e aggressive manifestazioni di predominio e di sottomissione.
Oltre alla coppia alfa, si possono trovare, specialmente nei branchi molto grandi, un lupo o dei lupi beta, un "secondo in comando" rispetto agli alfa. Normalmente, i beta assumono un ruolo più importante nel gruppo aiutando l'allevamento dei nuovi nati, spesso sostituendo i genitori quando la coppia alfa non è presente.
La perdita di grado può essere immediata o graduale. Un lupo più vecchio può semplicemente scegliere di lasciare il proprio posto quando gli si presenta un pretendente motivato, evitando spargimenti di sangue o lotte. Dall'altro lato, però, l'individuo sfidato può scegliere la lotta, che può avere diversi gradi di intensità. Mentre la maggior parte delle aggressioni dei lupi è più che altro ritualizzata, e non prevede danni fisici, uno scontro in cui la posta in gioco è così importante può facilmente risultare in ferite o danni per uno dei due o anche per entrambi. Colui che esce sconfitto da uno scontro del genere viene molto spesso cacciato via dal branco, o addirittura, seppur molto raramente, viene ucciso dagli altri membri del branco come atto di ribellione. Questo tipo di scontro si verifica principalmente durante la stagione degli accoppiamenti.
L'ordine gerarchico all'interno del branco è stabilito e mantenuto attraverso una serie di posizioni e di incontri rituali. I lupi preferiscono opporre un'ostilità psicologica anziché fisica, ciò significa che uno stato molto alto nella scala sociale è basato molto più sulla personalità o sull'atteggiamento, che sulla taglia dell'individuo o sulla sua forza fisica. Il grado sociale, chi lo detiene, e quanto è elevato nella gerarchia varia molto tra branchi e individui. In branchi molto grandi, o in un gruppo di giovani lupi, il grado sociale può mutare costantemente, oppure essere circolare (esempio, lupo A ha il predominio su lupo B, che a sua volta ha predominio su quello C, che ha il controllo su A), o "incrociato" (il lupo A ha il predominio sul lupo B, cha ha il predominio su C, che a sua volta controlla D e quest'ultimo controlla B. Un eventuale E controlla C, e così a seguire...).
In un branco normale, comunque, solo un lupo assume il ruolo di omega (vale a dire il più basso ruolo nella scala sociale del branco). Questi individui subiscono il maggior numero di aggressioni dal resto del branco, e possono essere soggetti a varie forme di crudeltà (a partire dal costante predominio dagli altri membri del branco fino a continue molestie, anche fisiche). Sebbene, dopo un'affrettata analisi, questa disposizione possa sembrare discutibile, la natura dinamica del branco esige che un lupo sia al gradino più basso della scala sociale. Infatti, tali individui sono forse più felici, pur sopportando continue dimostrazioni di forza e di sottomissione, che vivendo da soli. Per i lupi, il cameratismo, non importa in quale forma, è preferibile alla solitudine, e, invero, i lupi sottomessi tendono a scegliere un basso grado nella gerarchia piuttosto che rischiare di morire di fame. Nonostante ciò spesso gli omega osano sfidare la coppia alfa e se questi vengono sconfitti vengono cacciati dal branco. Questi potranno tornare nel branco originario o entrare in un nuovo in una sola maniera: sfidare e sconfiggere una coppia alfa subentrando a essi.Il maschio alfa o qualsiasi altro lupo più importante, dopo aver ferito o aggredito l'omega, puliscono la ferita per evitare che si sporchi portando poi malattie al branco o al sottomesso.
Il ruolo del lupo omega all'interno del gruppo è stato riconsiderato, però, in tempi recenti alla luce di nuove osservazioni. Come scrive Shaun Ellis, uno scienziato divenuto famoso per il suo vivere tra i lupi:
Cooperazione nella caccia e dieta [modifica]

Un gruppo di lupi attacca un bisonte americano.
I branchi di lupi cacciano in maniera cooperativa qualunque grande erbivoro si trovi nel loro territorio, mentre gli esemplari solitari si limitano di norma alla caccia di prede piccole e medie, nonché di bestiame come pecore, capre e vitelli. È anche vero che ci sono stati casi negli Stati Uniti di lupi isolati che hanno ucciso alci e bovini adulti, approfittando del fatto che questi fossero rallentati dalla neve alta. Lupi isolati, almeno fino a meno di un secolo e mezzo fa, in Italia ed Europa in alcuni casi divennero antropofagi, attaccando e divorando soprattutto donne e bambini, come accadde nei casi di Palazzolo Acreide (Sicilia) alla fine del XVII secolo e a Cusago nel XIX secolo. Tuttavia quei fatti furono eccezionali e oggi il lupo è del tutto inoffensivo per l'uomo. Le tecniche di caccia del branco vanno dall'attacco a sorpresa alle cacce a lungo termine. Attraverso una meticolosa cooperazione, un branco di lupi è capace di inseguire una grande preda per alcune ore prima di arrendersi, sebbene il tasso di successo di questo tipo di caccia sia relativamente basso. Spesso prede dei lupi, se in branco, sono alci, caribù, cervi e altri grandi ungulati. I lupi cacciano anche roditori e piccoli animali, seppure in maniera limitata, poiché un lupo medio necessita per sopravvivere, dai 1,3 ai 4,5 kg di carne al giorno. Ciò non significa che i lupi abbiano la possibilità di mangiare ogni giorno: i lupi di rado mangiano quotidianamente, così, quando ne hanno la possibilità, arrivano ad ingurgitare anche 9 kg di carne.
Quando cacciano prede molto grandi, i lupi attaccano da tutte le direzioni, puntando specialmente al collo ed alle parti laterali dell'animale. Normalmente, le prede sono animali troppo anziani, feriti, o troppo giovani; tuttavia, anche animali sani possono occasionalmente soccombere.

Habitat 

L'habitat preferito dal lupo è caratterizzato da aree di pianura, foreste montane e radure. Oggi è diffuso soprattutto nelle regioni più remote dell'emisfero boreale.
Un lupo ha mediamente un territorio di caccia di 100 km².
Per trovare cibo a sufficienza in un territorio inospitale o deserto, un branco può arrivare ad occupare un territorio di 2500 km².
Distribuzione 
Un tempo era diffuso in tutto l'emisfero boreale a nord del 15º parallelo. Ora è drasticamente ridotto di numero negli Stati Uniti e in Europa.
Negli Stati Uniti il lupo era sopravvissuto soltanto in Minnesota e Alaska (dove però si può cacciare dal 1º ottobre al 30 aprile).[6] Il lupo è tutelato dalle leggi degli Stati Uniti in tutto il territorio (esclusa ovviamente l'Alaska). Grazie a una serie campagne di reintroduzione effettuate anni fa, il lupo è tornato in vari stati, come Wyoming, Idaho e Montana, e in queste aree sta aumentando di molto il suo numero, già superiore a diverse migliaia.
La presenza del lupo in Italia ha toccato il suo punto più basso agli inizi degli anni '70. Una stima indicava che la popolazione si era ridotta a un centinaio di lupi, concentrati sui monti dell'Abruzzo e della Calabria. Grazie alle leggi di protezione, il numero dei lupi è lentamente cresciuto, e stime recenti lo calcolano in circa 800-1000 esemplari, distribuiti lungo tutto l’Appennino, dall'Aspromonte fino alle Alpi Marittime, con presenze anche sui preappennini laziali e nella Toscana centro-meridionale. A nord il lupo è tornato sulle Alpi Occidentali, sconfinando sui massicci alpini francesi e svizzeri.[7]
« I lupi omega hanno un ruolo fondamentale per la sopravvivenza del branco. La loro funzione è disinnescare le tensioni che si creano all'interno del gruppo, minimizzando la possibilità che situazioni di conflitto possano indurre i lupi a ferirsi gravemente. A partire dalle due o tre settimane di vita, il cucciolo omega è sempre al centro di continui litigi fra i componenti della cucciolata. Gli individui omega imparano rapidamente come attirare l'attenzione su di loro sia col gioco sia comportandosi come "buffoni di corte" o clown. Con una serie di comportamenti istintivi ma anche appresi, che vanno da particolari posture del corpo a espressioni facciali e vocalizzi, il lupo omega è in grado di calmare la situazione, evitare ferimenti e ripristinare l'armonia.Spesso il lupo omega è stato definito la "cenerentola" del branco perché ritenuto di basso rango e trattato come tale dagli altri membri. Questa convinzione deriva probabilmente dal fatto che, durante il pasto, gli omega vengono ripetutamente allontanati dalla carcassa. Al contrario, questo comportamento potrebbe essere giustificato dalla necessità di consentire agli individui di rango elevato di cambiare posizione attorno alla preda senza dover combattere con gli altri componenti del branco per poter quindi scegliere le parti e le quantità adeguate alla loro posizione sociale. Lupi affamati potrebbero anche farsi molto male l'un l'altro senza l'intervento degli omega. Una volta che il resto del branco ha terminato il pasto, gli omega vengono ricompensati con il permesso di accedere ad alcuni bocconi pregiati, appositamente tenuti in serbo per loro dai lupi beta. E' quindi probabile che, nonostante le apparenze, gli individui omega abbiano un rango specialistico elevato e godano di grande considerazione all'interno del branco.
L'ululato del lupo omega, con la sua ampia estensione, è il più armonioso tra tutti e anche questa caratteristica, in momenti di tensione, può aiutare a riportare la calma quando i lupi sono sulla difensiva. »



Il coniglio

Con il termine coniglio si definisce un gruppo di animali appartenente alla famiglia dei leporidi, anche se il termine viene spesso usato per indicare la specie coniglio europeo (Oryctolagus cuniculus).
Si distinguono dalle lepri per varie caratteristiche: ad esempio, appena nati i piccoli conigli sono privi di pelo, hanno gli occhi chiusi e sostanzialmente dipendono in modo totale dai genitori. I conigli, tranne quelli del gruppo coda di cotone, hanno l'abitudine di vivere in gallerie scavate nel terreno.
I conigli, insieme con le lepri e i pica, costituiscono l'ordine dei Lagomorfi.
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ALIMENTAZIONE
L'alimentazione naturale è costituita da erba, foglie secche, radici e cortecce. Essendo erbivoro mangia però verdure di tutti i tipi, ad esempio sedano, carote o cicoria. Inoltre esistono dei mangimi confezionati per lui che per essere adatti devono avere delle caratteristiche particolari ovvero
  • fibra > 18% (fino al 22-25% soprattutto per i soggetti anziani, sedentari o dal pelo lungo)
  • proteine 12-14% (fino al 16% per gli angora durante il ricambio del pelo)
  • grassi non oltre il 3%
  • calcio 0,6-1%
  • fosforo 0,4-0,8%
Vi è l'errata convinzione che il pane consumi i denti dei conigli. Anche se questo sembra gradirla, va segnalato che l'alimentazione a base di pane, fette biscottate, farine d'avena, melassa e carboidrati in genere oppure mangimi in ogni caso è causa di gravi problemi. Infatti, l'apparato digerente del coniglio non è in grado di assimilarli correttamente e la fermentazione di questo tipo di cibi può causare meteorismo e successivo blocco gastro intestinale coccidiosi (una delle maggiori cause di morte nei conigli da compagnia). Da non sottovalutare, inoltre, sono i già citati problemi dentali che tali cibi possono causare; malocclusioni dovute ad un cattivo consumo dei denti, sia incisivi che molari, che se non curate da un veterinario, causano inappetenza, ascessi ed infine la morte.
Invece il silicio contenuto nell'erba permette ai denti la crescita continua e il consumarsi naturalmente.
La corretta alimentazione del coniglio è quindi composta da fieno in quantità abbondante, verdura fresca e pulita in quantità pari a circa 250-300g per kg di peso del coniglio stesso ed acqua sempre a disposizione.
È importante lasciare questo cibo sempre a disposizione dell'animale in quanto l'apparato digerente del coniglio è a digestione continua ed un digiuno prolungato per più di 12 ore apre la porta a patologie molto serie che possono ucciderlo.
COMPORTAMENTI
Il coniglio da compagnia è generalmente affettuoso e socievole: nonostante non siano soliti chiedere manifestazioni d'affetto esplicitamente come potrebbe fare un gatto o un cane, molti conigli hanno un comportamento molto aperto e disponibile all'affetto che gli viene manifestato. Quando avvertono l'esigenza di mangiare, non è un caso che vengano ai piedi del padrone a domandare cibo, alzandosi sulle zampe posteriori o alzando il muso. I conigli sono in genere molto pacifici; ottimi animali da compagnia, non recano particolari disturbi, sono molto puliti e vivono in determinati spazi da loro selezionati e opportunamente "marchiati", anche più volte, strusciandosi col muso. È inoltre da ricordare che il coniglio è molto selettivo per quanto riguarda l'alimentazione: per esempio, trovandosi davanti del sedano e del prezzemolo, potrebbe scegliere o uno o l'altro a seconda del suo gusto, nonostante siano entrambi due alimenti tipici della sua alimentazione.
I conigli assumono particolari comportamenti quando per esempio vogliono riposare; sono infatti soliti distendersi, oppure assumere una posizione "a palla", cioè piegando in dentro le zampe anteriori, stando in sostanza semidistesi. Difficilmente i conigli recano disturbi, anche in base al loro comportamento, proprio per la loro indole pacifica. Per antonomasia, si sa però che il coniglio è l'animale più pauroso, infatti, a meno che non siano coscienti di trovarsi in un luogo familiare e protetto, potrebbero spaventarsi anche per il minimo rumore, stando sempre sull'attenti. 
Versi e comunicazione dell'animale
Anche avendo un proprio verso, il coniglio lo utilizza molto raramente, specialmente in presenza di esseri umani, e comunica con il linguaggio del corpo.
Questo verso, simile ad un "gu gu" emesso con una tonalità molto bassa e gutturale, è detto zigare, si dice quindi che il coniglio ziga.
Per ciò che concerne invece il loro linguaggio del corpo, oltre ad usare movimenti evidenti (ad esempio quando battono forte le zampe posteriori sul terreno), emettono dei suoni non considerabili versi, come soffiare o sbattere i denti.
Il loro udito permette di avvertire e interpretare le vibrazioni a notevole distanza.
 Coniglio nano
A differenza del coniglio di taglia normale, può avere massimo tre/quattro conigli a gestazione.
La femmina è pronta all'accoppiamento da quando compie sette mesi, mentre il maschio è pronto per riprodursi a sei mesi. La gravidanza dura all'incirca trenta giorni durante i quali è consigliabile mettere dentro la gabbietta della coniglietta dei pezzi di lana o di stoffa mentre nel frattempo essa completerà il tutto con un po' dei suoi peli.
Il coniglio nano è un animale estremamente delicato, infatti, non può essere esposto al sole molto tempo e necessita di cure molto specifiche. In particolare deve essere visitato almeno ogni 6 mesi in occasione dei vaccini, da un veterinario esperto in animali esotici.
I vaccini da effettuare con regolarità e con puntualità sono due: contro la mixomatosi e contro la malattia emorragica virale. Entrambe le malattie, se contratte, non hanno cura.
La scadenza dei vaccini è semestrale per uno ed annuale per l'altro, quindi i richiami possono coincidere con le visite di controllo.
A differenza del coniglio di taglia normale, ha delle orecchie più corte.

Il Cane!Il Migliore Amico dell'Uomo!!

Il cane (Canis lupus familiaris) è un mammifero onnivoro ascritto al genere Canis (famiglia canidi). Con la addomesticazione si è distinto dal suo probabile predecessore, il lupo, del quale rappresenta una forma neotenica (anche se al riguardo c'è ancora qualche divergenza) e rispetto al quale ha canini meno aguzzi, intestino più lungo, ed è privo di artigli affilati. L'uomo ed il cane sono legati da almeno 30.000 anni, alcuni ricercatori sono riusciti a datare un cranio di cane rinvenuto in una caverna sui monti Altai in Siberia. Questi studi ritengono probabile che i cani moderni potrebbero avere diversi antenati comuni.
Biologia 
Il cane è estremamente variabile nelle sue caratteristiche biologiche, per la selezione operata dalla natura (dalle diverse zone di provenienza) e soprattutto dall'uomo (suo compagno di vita fin dall'età preistorica), tanto da richiedere, secondo alcuni, la divisione in differenti sottospecie e morfologie. Il peso può variare da 700 g ai 111 kg. Ha un ciclo mestruale che si ripete due volte l'anno (al contrario del lupo che ha un solo periodo d'estro); questa caratteristica è dovuta in parte alla selezione compiuta dall'uomo per facilitare l'allevamento e in parte alla selezione naturale.
Il periodo di gestazione per tutte le razze è di circa 9 o 10 settimane. Vengono alla luce da 2 a 10 piccoli, a seconda della taglia dell'animale. Notevoli sono i cambiamenti apportati nel corso dei secoli dalla selezione operata dall'uomo, sia come caratteristiche fisiche (colore, peso, qualità sensoriali), sia come caratteristiche di socializzazione. Notevole importanza è stata posta da sempre nell'educazione e nel comportamento del cane. Tutte le razze di cane hanno una spiccata predisposizione al comportamento giocoso e socievole durante tutta la loro vita, caratteristiche che nel loro progenitore, il lupo, in parte scompaiono con il raggiungimento dell'età adulta.I cani possono avere da 1 a 15 cuccioli. Ma in media il cane ha 6-12 cuccioli.
Il senso dell'olfatto
ChowChow2Szczecin.jpgPrincipale caratteristica distintiva del cane è il senso dell'olfatto, dovuto alla sua innata attività di cacciatore. Parte fondamentale del suo processo di riconoscimento degli odori è la conformazione del suo naso (il tartufo) ma soprattutto la potente mucosa interna, in grado di distinguere una sola molecola di una sostanza su milioni di altre. Il tartufo rappresenta l'estremità terminale del naso del cane. L'impronta delle circonvoluzioni che lo contraddistinguono è specifica dell'individuo e, al pari delle impronte digitali dell'essere umano, può essere usata come efficace sistema di riconoscimento.
La mucosa che riveste internamente il naso del cane svolge gli stessi compiti di qualsivoglia altro mammifero: alla sua estremità ci sono le froge o cavità per aspirare l'aria e, come in altri mammiferi, al confine mucosocutaneo, è dotato di vibrisse laterali, grossi peli con funzioni sensoriali molto importanti. Quello che la rende speciale sono diverse funzioni aggiuntive. Innanzitutto è un eccezionale organo di senso, soprattutto in senso termico, dinamico (perché la mucosa che lo riveste è provvista di ghiandole sudoripare, mentre la pelle del cane ne è quasi totalmente priva) e tattile, essendo in grado di registrare anche lievissime asperità e vibrazioni che altrimenti sfuggirebbero all'animale. Queste eccezionali capacità dell'olfatto del cane rappresentano il principale motivo per cui molti cani vengono addestrati e utilizzati per la ricerca di animali, persone, tartufi o sostanze particolari, come stupefacenti o esplosivi.

Evolutivamente, si è ritenuto (a partire dagli studi di Konrad Lorenz) che il cane potesse discendere dal lupo o dallo sciacallo, o da entrambi, che avrebbero dato origine a razze primitive diverse, dalle quali sarebbero derivate le molteplici forme attuali.
Tervueren.jpgI più recenti studi basati sulla genetica, supportati da recenti ritrovamenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento del lupo grigio (Canis lupus anticus madeus parmus lantus sus) come progenitore del cane domestico, riconosciuto come sottospecie (Canis lupus familiaris). Ancora incerte sono le ipotesi sul processo di domesticazione. Una delle ipotesi più accreditate è quella dei coniugi Ray e Lorna Coppinger, biologi, che propongono la teoria di un "domesticamento naturale" del lupo, una selezione naturale di soggetti meno abili nella caccia, ma al contempo meno timorosi nei confronti dell'uomo, che avrebbero cominciato a seguire i primi gruppi di cacciatori nomadi, nutrendosi dei resti dei loro pasti, ma fornendo inconsapevolmente un prezioso servizio di "sentinelle", stabilendosi in seguito nei pressi dei primi insediamenti, e dando il via ad una sorprendente coabitazione tra due specie di predatori, con reciproci vantaggi.
Alcuni di questi "cani selvatici" sarebbero poi stati avvicinati ed adottati nella comunità umana (cani del villaggio, i "cani pariah" che si trovano ancora oggi in alcune società, "di tutto il villaggio", tollerati per il loro ruolo di spazzini e di predatori di piccoli animali nocivi), dando il via ad un perfetto esempio di coevoluzione. Quasi certamente, come dimostrato anche dagli studi di Dimitri Belayev, la naturale selezione basata sulle attitudini caratteriali al domesticamento ha provocato la comparsa di mutamenti fisici (dalla riduzione del volume cranico, all'accorciamento dei denti, ma anche la comparsa di caratteri quali le chiazze bianche sul mantello e le code arricciate).
Il primo resto archeologico di cane è stato ritrovato in Belgio nella caverna di Goyet (nelle Ardenne) e risale a 31.000 anni fa. Scoperto nel 1870 si è ritenuto per molto tempo che fosse un lupo ma nel 2007 è stato ristudiato e ricatalogato. Inoltre, nei siti archeologici più antichi, numerosi sono i ritrovamenti di resti di cani (che pure testimoniano le prime differenze dall'antenato selvatico). La testimonianza più antica di un legame fra cani ed umani risale al Gravettiano (circa 28.000 anni fa) e sono le orme di un bambino e di un cane ritrovate presso la grotta di Chauvet, nel sud della Francia. Recentemente sono stati scoperti siti tombali risalenti allo stesso periodo (25.000/28.000 anni fa) che dimostrano una sepoltura rituale di cani (introduzione di un osso di mammut nella bocca di uno dei tre cani ritrovati). Tuttavia, la prima testimonianza di un legame affettivo tra uomo e cane risale al più recente periodo natufiano (circa 12.000 anni fa) presso il sito di Ein Mallaha in Israele con una tomba che conserva i resti di un uomo anziano coricato su un fianco in posizione fetale che protende un braccio verso i resti di un cucciolo di cane.
Alla luce delle più recenti esperienze in cui si è tentati di addomesticare il lupo (tentativi tutti miseremente falliti) o di ibridazione dello stesso con i cani (gli unici tre tentativi riusciti, dopo innumerevoli peripezie, sono il Cane lupo cecoslovacco, il Saarloos e il Lupo Italiano) sembra alquanto inverosimile che la prima differenziazione tra razze diverse sia da attribuire alle diverse sottospecie di lupo (che, secondo la tradizione vennero addomesticate quasi contemporaneamente in diverse parti del mondo, in situazioni geografiche e climatiche altrettanto dissimili); appare più logico, invece, che le prime razze furono selezionate in maniera molto più semplicemente empirica tramite l'accoppiamento di cani pariah con caratteristiche analoghe (ad esempio i levrieri ancestrali possono essere stati il frutto di selezione fra cani snelli, veloci ed abili predatori, così come gli antenati del Basenji furono selezionati accoppiando cani di piccola taglia con gambe snelle particolarmente abili nel cacciare i topi).
Successivamente, i soggetti più dotati fisicamente e/o attitudinalmente per i diversi impieghi, furono selezionati con metodi sempre più efficaci: a quanto pare i primi ad effettuare un processo selettivo sistematico furono gli antichi romani già intorno al 3./4. secolo a.C.. Può essere interessante osservare come le grandi variazioni morfologiche che hanno permesso al lupo di "trasformarsi" in alano, chihuahua oppure bassotto, si sono presentate nel corso dei secoli in forma involontaria, vere e proprie mutazioni spontanee che l'uomo ha saputo sfruttare e valorizzare.
Volpino04.jpgSi sono talvolta sfruttate quelle che potevano apparire assurde bizzarrie genetiche, quali il nanismo acondroplasico (arti corti su corpi normali), utili in cani adibiti a seguire la selvaggina nel folto dei cespugli, o dentro le tane: ecco la comparsa delle forme "bassotte" in molte razze da caccia. Molto interessante, poi, la ricostruzione dell'evoluzione delle razze attraverso il fenomeno del pedomorfismo neotenico, la conservazione cioè nei cani adulti di alcuni tratti morfologici e caratteriali tipici di diverse fasi giovanili dello sviluppo del lupo. In base a tale teoria, si possono raccogliere le razze in 4 gruppi:
  • cani primitivi-con proporzioni della testa e struttura generale fortemente lupine, orecchie erette. Esempi: groenlandese, pharaon hound, basenji, vastgotaspets
  • pedomorfi di primo grado-teste allungate, stop accentuato, orecchie semi erette. Sono segugi e cani paratori, con spiccato istinto all'inseguimento. Esempi: wolfhound, bloodhound, bracco, collie, terrier, bassotto
  • pedomorfi di secondo grado-teste più larghe, musi più quadrati, stop marcato, orecchie pendenti, pelle più spessa. Cani giocatori con gli oggetti, buoni riportatori. Esempi: terranova, golden retriever, barbet, Cavalier King Charles Spaniel, Bichon Frisé
  • pedomorfi di terzo grado-accentuati diametri trasversali, musi corti o cortissimi, occhi frontali, orecchie piccole e cadenti, cute abbondante che forma rughe, molto predisposti all'accumulo di grassi. Cani "lottatori" (anche nella forma giocosa), fortemente territoriali e diffidenti. Esempi: mastini, cani da montagna, cani da presa, bulldog, carlino, pechinese.
Nel tempo, l'uomo ha selezionato molte diverse razze e varietà di cani, per avere un aiuto nelle sue molte attività: esistono quindi oggi razze di cani da pastore, da caccia, da guardia, da compagnia, da corsa e altre ancora.
Curiosità
Sulla prestigiosa rivista scientifica GUT, nel novembre 2010, ricercatori giapponesi provano la capacità del fiuto del cane di individuare e riconoscere i soggetti portatori di tumore al colon ed altre forme tumorali. Ciò perché questi soggetti emetterebbero sostanze volatili, individuati dal fiuto del cane, che sono possibili indicatori della patologia sin dalle prima fasi di sviluppo della stessa.
Giant George è il cane più alto del mondo. Un alano di 4 anni che vive a Tucson in Arizona con il suo padrone David Nasser, è entrato nel Guinness dei primati misurando da orecchie a coda la bellezza di 220 centimetri. George è alto 109 centimetri da spalla a zampa con un peso di 111 chili: ha strappato il primato al rivale Titan, di Grass Valley in California, di appena un paio di centimetri certificati ufficialmente dai giurati del Guinness World Records. Mentre Scooter è il cane più piccolo del mondo fino ad ora riconosciuto dal Guinness World Records. Un cucciolo di sei mesi di razza maltese alto 8 cm, lungo 20 cm e pesante 800 grammi, morto per complicazioni dovute alla sua statura.
Cani Randagi
In Italia ci sono circa un milione di cani randagi. Questo è un fenomeno comune nei paesi che non hanno una politica di castrazione dei cani randagi, e le strutture per ospitare i cani randagi, e poi essere adottato dalla popolazione.
Ci sono più cani randagi nel sud dell'Italia, nonostante il fatto che ci sono meno numero di cani per abitante.

mercoledì 11 aprile 2012

Il gatto

Il gatto domestico (Felis silvestris catus) è un mammifero carnivoro della famiglia dei felidi (genere Felis). Oggi si contano una cinquantina di razze differenti riconosciute con delle certificazioni. Essenzialmente territoriale e crepuscolare, il gatto è un predatore di piccoli animali, specialmente roditori. Il gatto per comunicare utilizza vari vocalizzi (più di 16), le fusa, le posizioni del corpo e produce dei feromoni. Il gatto può essere addestrato ad obbedire a semplici comandi e può imparare da solo a manipolare semplici meccanismi come le maniglie delle porte. La denominazione gatto deriva dal latino catus o cattus, di origine incerta, la cui radice presenta analogie con il nubiano kadis ed il berbero kadiska. Altre fonti ne fanno risalire l'origine alle lingue germaniche (antico alto tedesco chazza, moderno alto tedesco katze, kater, cimbrico kâth, iro-gaelico cat, antico scandinavo kötr, anglosassone cat, svedese katt).
Felis silvestris catus
La temperatura corporea del gatto oscilla fra i 38 e i 38,5 °C; la frequenza respiratoria normale è di 10/20 respiri al minuto e quella cardiaca di 110/140 battiti al minuto.
Il suo corpo è agile, flessibile e massiccio, tale da consentirgli di camminare in modo silenziosissimo e di spiccare grandi salti; le sue unghie retrattili (più precisamente protrattili, dato che nella condizione ordinaria di riposo si trovano nascoste e sono estratte solo all'occorrenza) gli permettono di arrampicarsi con grande agilità. Lo scheletro è formato da 250 ossa. Le vertebre del collo sono corte e la colonna vertebrale molto mobile. La clavicola dei gatti, come per tutti i felini, è piccola e collegata allo sterno unicamente da un legamento: ciò gli conferisce una grande mobilità visto che le spalle possono muoversi indipendentemente. Le vertebre caudali prolungano la colonna, il loro numero è variabile in funzione della razza. La coda ha un ruolo importante nel mantenimento dell'equilibrio. Le zampe anteriori terminano con cinque dita fornite di artigli protrattili, formati da cheratina, ma solo quattro di essi toccano il suolo, visto che il pollice resta di fianco. Esistono comunque casi di polidattilia felina in cui il gatto risulta avere sei o addirittura sette dita per zampa.
Le zampe posteriori, più lunghe di quelle anteriori, terminano con quattro dita fornite anch'esse di artigli protrattili. I cuscinetti sono costituiti da membrane elastiche che gli conferiscono un'andatura silenziosa. Sotto le zampe, come nel muso, sono anche presenti le "vibrisse" che hanno l'azione di controllare l'equilibrio del felino. I muscoli dorsali sono molto flessibili e quelli delle zampe posteriori molto potenti. Queste specifiche conferiscono all'animale una grande agilità e un'ampiezza quando salta: può saltare ad un'altezza cinque volte superiore alla sua statura. Nella corsa può raggiungere i 50 km/h e può fare 100m in 7 secondi. Ma non è un corridore di lunghe distanze e si stanca molto velocemente. Contrariamente a quello che generalmente si pensa, tutti i gatti sanno nuotare molto bene e non esitano a gettarsi in acqua se costretti. Un gatto pesa in media tra i 2.5 e i 4.5 kg e misura da 46 a 51 cm senza la coda che misura dai 20 ai 25 cm. Il record di peso e grandezza è detenuto da Himmy, un gatto castrato australiano che alla sua morte nel 1986 pesava 23 kg per 96.5 cm di lunghezza totale.
Come tutti i carnivori, l'ultimo premolare superiore e il primo molare inferiore formano i cosiddetti "ferini". Questi permettono ai gatti di strappare il cibo, grazie ai potenti muscoli fissati alle pareti laterali del suo cranio, inghiottendo senza masticare. La mandibola del gatto è fatta in modo che, pur consentendo unicamente una masticazione verticale, ha il vantaggio di permettere un effetto a forbice. L'osso ioideo è ossificato internamente, ciò permette al gatto di fare le fusa, ma non di ruggire.
Contrariamente all'uomo, il gatto mastica poco ed il processo di digestione comincia nello stomaco e non in bocca.
Lo stomaco del gatto è piccolo (circa 300 millilitri), ma possiede un'acidità molto elevata che è utile anche come mezzo di prevenzione delle infezioni digestive. Il suo intestino piuttosto corto (circa un metro per l'intestino tenue e da 20 a 40 cm per il colon) è tipico dei cacciatori di piccole prede. Queste dimensioni spiegano perché il gatto deve mangiare frequentemente ma in piccole quantità (tra i 10 ed i 16 pasti). Il sistema digestivo del gatto è anche poco adatto alla varietà alimentare, che gli può causare delle diarree e dei vomiti. Infine il transito degli alimenti nel sistema digestivo dei gatti è rapido: tra le 12 e le 14 ore.
Il colore del pelo è molto vario in funzione delle razze, si va dalle razze a pelo lungo fino a razze quasi senza pelo come lo sphynx. Probabilmente in origine il pelo era di colore grigio-marrone tigrato adatto alla mimetizzazione durante la caccia. La pelliccia del gatto è composta da peli lunghi che coprono la superficie esterna e da peli corti sotto. Questo permette un buon isolamento termico. Il manto di un gatto è composto da più colori che formano diversi motivi. Certi individui hanno delle grandi macchie mentre altri delle striature o delle macchie più piccole. Il colore del pelo di un gatto può avere più tinte (nero, bianco, rosso,...) più o meno diluiti o scuri. Il maschio per delle ragioni genetiche può assumere solo uno o due colori alla volta, salvo rare eccezioni. In principio solo le femmine possono portare tre colori.

Il gatto impiega molto tempo nella pulitura del suo pelo perché questo è molto importante per regolare la sua temperatura corporea. La sua lingua è coperta da piccole papille che la rendono molto ruvida, e gli permettono di snodare il pelo durante la sua toelettatura (salvo casi particolari, i gatti si "lavano" ogni giorno). Avendo un elevato rapporto fra superficie epidermica e peso, il rischio di dispersione termica è grande. Se il pelo fosse in disordine o sporco, le caratteristiche isolanti sarebbero meno efficaci. Inoltre in estate, il fatto di bagnare la pelliccia provoca un raffreddamento grazie all'evaporazione della saliva. I gatti perdono il pelo all'inizio della stagione estiva per effetto della muta.

Predatore crepuscolare, il gatto possiede dei sensi molto sviluppati. Percepisce il mondo diversamente dagli umani, è forse per questo che gli vengono associati dei poteri soprannaturali. Esistono diverse storie che raccontano come dei gatti hanno predetto dei terremoti o altre catastrofi, scappando prima del fenomeno. La spiegazione è probabilmente legata alla percezione di frequenze non udibili dagli esseri umani.
Il gatto riesce a vedere in condizione di scarsissima luminosità grazie al tapetum lucidum, un 'tappeto lucido', formato da strati di cellule contenenti dei cristalli riflettenti posti sotto la retina, con la funzione di rispecchiare ed amplificare la luce. Come l'uomo, il gatto ha una visione binoculare che consente di percepire le distanze. Tuttavia di giorno la sua vista è meno efficiente, anche se il gatto coglie comunque bene i movimenti, distinguendo difficilmente i dettagli degli oggetti. È stata per lungo tempo controversa la capacità da parte del gatto di percepire i colori, ma recenti studi hanno dimostrato la capacità cromatica dell'occhio felino. Addirittura, in alcuni casi emergerebbe un certo daltonismo, per cui diversi gatti confonderebbero il bianco col giallo, nonché il rosso col verde. Come molti predatori anche il gatto ha un udito molto fine, aiutato dalla capacità di orientare i padiglioni auricolari che isolano la fonte sonora interessata dai rumori ambientali rendendo possibile l'individuazione della sorgente. Tra i mammiferi, l'ampiezza dell'audiogramma del gatto è notevole ed arriva fino ai 50.000 Hz. La maggiore sensibilità alle alte frequenze lo favorisce nella caccia ai roditori che emettono tipiche alte frequenze. La maggioranza dei gatti bianchi è sordo da una o da entrambe le orecchie. È stato dimostrato che l'allele W, all'origine del colore del pelo, è direttamente responsabile di una degenerazione dell'orecchio interno che provoca la sordità. Il gatto nasce normale, ma dopo una settimana il suo orecchio invece di svilupparsi, subisce delle alterazioni progressive. La degenerazione si completa dopo tre settimane.Il gatto possiede 200 milioni di terminazioni olfattive, molte di più rispetto al cane che ne ha dall'80 ai 100 milioni a seconda della specie e ai nostri 5 milioni; esse sono specializzate nell'individuazione del cibo. In effetti ha una sensibilità a vari composti azotati, consentendo all'animale di stabilire, con grande sensibilità, se il pasto è rancido e andato a male: mentre il cane azzanna il boccone che gli viene dato, il gatto lo ispeziona annusandolo. L'organo di Jacobson, che manca a noi umani, ma è presente anche in altre specie come i cani e i cavalli, è in grado di rilevare sia sensazioni olfattive che gustative, ha lo specifico scopo di trasmettere gli stimoli sensitivi ai centri sessuali del cervello. L'olfatto è anche importante nella sua vita sessuale: il maschio riesce a sentire l'odore della femmina a centinaia di metri di distanza.

Ha un senso del gusto molto sviluppato grazie al quale può percepire una minima variazione nel sapore dell'acqua. Il gatto percepisce poco i sapori dolci. Analogamente al cane, il gatto ha la maggior parte delle papille gustative sulla punta e sui bordi della lingua, ciò gli permette di ingurgitare direttamente i bocconi. Le papille gustative del gatto hanno la forma di microscopici uncini (rivolti verso l'interno) adatti a scarnificare le ossa delle prede e alla pulizia del pelo.

Anche il suo senso del tatto è ben sviluppato. I suoi baffi, chiamati vibrisse, gli permettono di percepire piccole variazioni nella pressione dell'aria e ostacoli. È anche grazie ad essi che riesce ad orientarsi nel buio più assoluto e a percepire le dimensioni dei piccoli spazi. Possiede delle vibrisse anche sotto le zampe, sotto il mento e alle sopracciglia. I cuscinetti sotto le zampe sono molto sensibili alle vibrazioni e la sua pelle è coperta di cellule tattili estremamente sensibili.

Il suo organo vestibolare è particolarmente sviluppato, infatti gli conferisce un buon senso dell'equilibrio. Ciò spiega la sua particolare capacità di rigirarsi durante una caduta per atterrare sulle sue zampe. Se un gatto cade anche da una decina di centimetri dal suolo ed è girato di schiena, può rigirarsi girando dapprima la testa in direzione del suolo, poi le zampe anteriori e infine quelle posteriori. Il gatto si ritrova allora con il ventre verso terra ed assume una posizione che ricorda quella degli scoiattoli volanti. Non sempre questa manovra riesce però a salvargli la vita.

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